Gestire il Conflitto Piuttosto Che Evitarlo

L'istinto di fronte a un conflitto in un team è quasi sempre lo stesso: risolverlo, appianarlo, tornare alla “normalità” il prima possibile.

Del resto, a parte alcune persone che sono a proprio agio in dinamiche di confronto, anche serrate, in generale si preferisce una situazione di calma e armonia e, anche da un punto di vista di leadership, l'attrito è interpretato come un segnale di fallimento.

Ma c’è una netta distinzione tra armonia e quieto vivere, così come tra confronto costruttivo e rifiuto immotivato.

Per esplorare meglio il concetto, possiamo distinguere le diverse "anime" del conflitto, che i modelli organizzativi solitamente dividono in tre categorie:

  • Conflitto Relazionale: L'attrito basato su antipatie e incompatibilità personali.
  • Conflitto di Processo: Il disaccordo su chi fa cosa, con quali risorse e con quale autorità.
  • Conflitto sull'Attività : Il dibattito sulla parte di esecuzione puntuale di una attività, sui risultati da ottenere, in quanto tempo e così via.
Ma, come spesso accade, in queste categorizzazioni, la realtà non è ascrivibile ad una sola categoria.

Mettere in discussione un processo o una attività, specie se fatto in maniera generica, può essere vissuto come un attacco personale, entrando quindi nel conflitto relazionale, con tutto quello che comporta.

Ma se non c’è dibattito, si perdono importanti momenti di confronto e di potenziale crescita.

Come leader, l’abilità non è evitare a tutti i costi il conflitto, ma agire da facilitatore di una cultura che sappia gestirlo.

Ciò comporta saper creare le condizioni di sicurezza psicologica in cui le persone si sentano libere di sfidare lo status quo, sapendo che il dibattito riguarda l'idea, non la persona.

Il seguente esercizio può essere un modo per fare un primo passo nell’incentivare uno spirito critico all’interno di un contesto comunque “safe” e sperimentale.

Dalla Teoria alla Pratica - Stress Test

Scopo: Allenare il team a separare il dibattito sulle idee dal giudizio personale, trasformando il dissenso in strumento di validazione strategica, rafforzando la sicurezza psicologica del gruppo

Destinatari: Leader, Manager e i loro team, in particolare durante riunioni decisionali, sessioni di brainstorming o di pianificazione strategica.

Modalità di Esecuzione
Annunciare l'Intento
All'inizio di una riunione in cui si deve valutare una proposta importante (es. una nuova feature, l’adozione di una nuova tecnologia), il leader introduce l'esercizio motivandone gli intenti…
"Il nostro obiettivo oggi è rendere questa idea il più forte possibile. Per farlo, la metteremo alla prova in modo costruttivo".
Assegnare il Ruolo
Il leader assegna esplicitamente a una persona il ruolo di "Stress Tester" per quella specifica sessione. È un ruolo temporaneo e la persona designata ha il mandato di essere critica in maniera costruttiva.
Consiglio pratico: far ruotare questo ruolo a ogni riunione per evitare di etichettare sempre le stesse persone come "quelle del no" e consentire a tutti di far pratica.
Svolgimento:
  • Fase 1 (Presentazione): Il proponente ha un tempo definito (es. 15 minuti) per presentare l'idea, senza interruzioni.
  • Fase 2 (Contraddittorio): Il Critico ha un tempo definito (es. 10 minuti) per esporre tutte le possibili obiezioni, i rischi non considerati, le assunzioni deboli e gli scenari negativi. Il suo compito è “attaccare” l'idea, non chi l'ha presentata, mentre il resto del team ascolta in silenzio.
  • Fase 3 (Discussione Aperta): Il leader modera una discussione plenaria non per trovare chi ha ragione ma per capire come usare le critiche mosse per migliorare la proposta iniziale
Chiusura e Sintesi
Al termine, il leader riassume i punti emersi e se l'idea sia stata migliorata, accantonata o approvata, proprio grazie ad una maggiore comprensione dei suoi punti deboli iniziali.

Considerazioni finali

Introdurre esercizi come questo è il primo passo per trasformare la teoria in pratica e iniziare a vedere il disaccordo come un impegno collettivo verso il risultato migliore.

Perché un gruppo che non dibatte, in fondo, ha smesso di cercare davvero.
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