Ego e Leadership: Quali Confini?

Il Confine tra Utilità e Sabotaggio

Nel lavoro – e ancora di più nella leadership – l’ego non è un dettaglio caratteriale.

È una forza che influenza come decidiamo, come gestiamo i conflitti, quanto deleghiamo e, soprattutto, che tipo di clima costruiamo attorno a noi.

Ma quando diventa rigido, invisibile a sé stesso, inizia a guidare la leadership al posto del leader.

Ad esempio:
  • nel bisogno di avere sempre l’ultima parola
  • nella difficoltà ad ammettere un errore
  • nella resistenza a feedback che “stona”
  • nel controllo mascherato da standard elevati
Il risultato?
Decisioni difensive, conflitti non risolti, mancanza di delega e apprendimento rallentato.

Il Leader con Ego Rigido

Un ego rigido non è sinonimo di sicurezza ,a è spesso il contrario: identità troppo legata al ruolo, alle idee, alla reputazione.

Un leader con ego rigido tende a:
  • difendere le proprie idee anche quando i dati dicono altro
  • ascoltare per rispondere, non per capire
  • creare competizione interna invece di collaborazione
  • soffocare l’innovazione perché ogni proposta alternativa è vissuta come una minaccia
In questi contesti il team impara in fretta una lezione implicita: “Qui è meglio non esporsi troppo.”

La conseguenza non è solo un clima teso ma la possibilità di lavorare insieme in armonia

Il Leader con Ego Sano

Un ego sano significa non confondere il proprio valore con l’infallibilità.

Un leader con ego sano:
  • valorizza le persone senza sentirsi sminuito
  • separa l’“io” dai problemi da risolvere
  • cambia idea senza vivere il cambio come una sconfitta
  • coltiva sicurezza psicologica, perché sa che il confronto migliora le decisioni
Questo tipo di leader non ha bisogno di dimostrare costantemente il proprio valore ma fa in modo che il team, le persone, lavorino al meglio.

Considerazioni finali

La leadership matura non elimina l’ego.

Lo rende flessibile, consapevole, al servizio del contesto.

Perché alla fine, nel lavoro come nelle organizzazioni, non vince chi ha sempre ragione, ma chi crea le condizioni perché emergano le risposte migliori.
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