cause ed opportunità

Procrastinare come Vantaggio

Perché Procrastiniamo? Le Cause Psicologiche Oltre la Pigrizia

Se c’è un’esperienza che accomuna quasi universalmente è quella della procrastinazione.

È uno dei "pain point" più diffusi, ma anche uno dei più semplici da riconoscere: ciascuno di noi sa perfettamente quando sta intenzionalmente rimandando un compito importante per rifugiarsi in attività più semplici o gratificanti nell'immediato.

E per un leader, questo gesto può avere impatti importanti, anche sul lavoro di altri.

Lo si sa eppure si continua a farlo. Perché questo comportamento?

È frutto di una serie di “bias” cognitivi e fattori psicologici che agiscono in sinergia e, come spesso accade, averne una maggiore consapevolezza su di essi può aiutare a cambiare comportamento.

Intanto, di fronte ad una attività da fare, la nostra mente esegue un rapido calcolo di costi e benefici, in cui siamo soggetti al cosiddetto sconto temporale, ovvero la tendenza a svalutare drasticamente una ricompensa tanto più questa è lontana nel futuro.

Il beneficio di aver completato qualcosa di complesso è enorme, ma distante; la gratificazione di un'attività più semplice è minore, ma immediata. Il nostro cervello, per sua natura, predilige quest'ultima.

Inoltre, di fronte a compiti nuovi o che richiedono uno sforzo, tendiamo ad imboccare il percorso di minor resistenza, preferendo attività semplici che richiedono meno energia mentale.

Infine, a complicare il quadro, spesso costruiamo delle regole fittizie o convinzioni limitanti, come "Ho bisogno di avere prima X, Y e Z per poter partire".

Queste condizioni auto-imposte diventano scuse perfette per giustificare il ritardo, agendo come barriere che ci impediscono di affrontare un compito perché va contro le credenze costruite ad hoc.

Quando Procrastinare è Utile

Ma ci sono casi in cui procrastinare è, a tutti gli effetti utile, ad esempio perché davvero non si hanno elementi per una azione o scelta ottimali oppure perché ci sono altre priorità in gioco.

La differenza però sta tutta nella consapevolezza di avere preso una decisione (attendere) piuttosto che essere preda di una reazione passiva (non faccio/faccio altro).

E comunque la procrastinazione, se opportunamente indagata, può sempre rivelarsi utile perché abilita alla riflessione.

Ma come fare in pratica?

Spesso cambiando le domande, cambiano le prospettive: se passiamo da "Come posso forzarmi a fare questa cosa?", al "Cosa mi sta comunicando questa mia resistenza?”, possiamo accedere a nuovi insight.

Magari si possono trovare motivazioni diverse e più "forti" oppure anche il solo iniziare una attività ci fa scoprire che la si pensava più difficile ed onerosa di quanto in realtà non fosse.

Dalla Teoria alla Pratica: Dialogo con la Resistenza

Scopo: Trasformare la procrastinazione da un ostacolo a una fonte di informazioni, decodificando i segnali che invia per poter agire in modo più strategico ed empatico su sé stessi e sul team.

Destinatari: Leader tecnici, sviluppatori, product manager e chiunque si trovi a gestire compiti complessi e ad alto impatto creativo o strategico.

Modalità di Esecuzione: La prossima volta che ti accorgi di stare procrastinando un compito importante, fermati per cinque minuti.
Rispondi a queste domande
  1. Cosa sto evitando esattamente? Importante essere specifici. Non "la relazione trimestrale", ma forse "la paura di analizzare i dati e scoprire di non aver raggiunto gli obiettivi".
  2. Quale emozione suscita in me questo compito? Paura? Noia? Frustrazione? Insicurezza? Dare un nome aiuta a focalizzare meglio le cose.
  3. Qual è la "regola non scritta" o la convinzione che mi sta bloccando? Forse "Devo fare bene" o "Non sono la persona più adatta per questo compito".
  4. Se questa resistenza potesse parlare, quale sarebbe la sua richiesta? Forse chiederebbe "Più informazioni", "un primo feedback su una bozza imperfetta" o semplicemente "una pausa".
Individua una azione
Qual è l'azione più piccola e meno onerosa che posso compiere adesso per rispondere a quella richiesta?

Non si tratta di finire il compito, ma di fare un passo minuscolo nella direzione di farlo.

Anche decidere di non agire è una azione, se presa con consapevolezza perché questo esercizio non elimina la procrastinazione, ma ne cambia la natura.

Considerazioni finali

Imparare ad ascoltare questi segnali è una delle competenze di leadership più sottovalutate che ci permette di agire non solo sulla nostra produttività, ma anche di creare un ambiente in cui è sicuro ammettere di non sapere, di essere bloccati.

Non è uno sforzo di volontà, che spesso è una tantum. ma l’iniziare ad ascoltare questi segnali è forse l'atto di efficienza più profondo che possiamo compiere, scoprendo che la buona leadership è soprattutto consapevolezza.
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